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Biografia di Max Lüscher

 
Un grande studioso che ha votato la sa vita alla ricerca e che, ora, vi raccontiamo in questo articolo
 
Max Lüscher nasce nel 1923 a Basilea, fin da ragazzo si appassiona al mondo della psicanalisi e a soli 14 anni inizia a studiare le opere di Sigmund Freud. A sedici anni inizia a sviluppare un metodo per definire la condizione psichica di una persona. Fin da subito, pur rifacendosi a lavori precedenti nel campo della psicologia sperimentale, della psicofisica e della psicologia delle espressioni, usa concetti e categorie logiche e psichiche del tutto originali, superando il semplice nesso funzionale del colore.

A 18 anni, approfondendo un test di un suo connazionale, elabora un metodo per valutare la logica del pensiero attraverso l’uso dei colori. Riconosce che la percezione sensoriale dei colori è obiettiva e universale, ma la simpatia verso i colori è soggettiva, e perciò la condizione soggettiva e psicosomatica può essere valutata obiettivamente con un test cromatico. Inizia da subito a testare ed applicare la diagnostica dei colori su pazienti e sul personale degli istituti di psichiatria nonché su studenti universitari. Visti i risultati ed affascinato dalla tecnica dei colori, il direttore della Ciba mette a disposizione di Lüscher i propri laboratori in modo da poter trovare i migliori colori per il test usato nella diagnostica. In 5 anni Lüscher selezion, tra circa 4.500 tonalità, i colori che corrispondono esattamente al suo sistema psicologico. In questi anni si accorge che la diagnostica dei colori non soltanto è più semplice e veloce, ma permette di ottenere risultati più differenziati e sostanziali rispetto ai test utilizzati fino ad allora. Per anni ricerca colori psicologicamente funzionali e sperimenta materiali e pigmenti diversi, ma i colori di per sé non lo avrebbero mai condotto su questa strada se non fosse stato per i suoi studi di filosofia e psicologia all'Università di Basilea. All'epoca in cattedra siede il filosofo svizzero Paul Häberlin.

Il periodo dell'università è determinante nella sua formazione e lo porta ad andare oltre la semplice psicologia dei colori e delle espressioni per ancorare il suo test a uno specifico sistema antropologico. Testa i risultati ottenuti in una serie di studi su pazienti delle cliniche psichiatriche di Basilea, e presenta i primi risultati nel 1947, all’età di 23 anni, al Congresso mondiale di psicologia di Losanna. Con la sua diagnostica dei colori desta grande scalpore nel mondo scientifico. Due anni dopo in sede di laurea (1949), i professori di psichiatria, psicologia e filosofia valutano l’opera psicologica della diagnostica dei colori, dichiarando nell’encomio che sarebbe entrata a far parte della storia della psicologia. Diventato professore universitario, intrattiene rapporti di consulenza pluriennali con la più grande agenzia pubblicitaria del mondo e con le maggiori industrie tedesche, che gli permettono di testare la diagnostica dei colori su larga scala e secondo punti di vista diversi, demografici e culturali, ottenendo ovunque una conferma universale delle sue tesi. Incurante dello scetticismo espresso dai suoi contemporanei Max Lüscher prosegue con convinzione il suo programma di ricerca. Dopo il dottorato lavora per 3 anni all'Istituto di Antropologia della Fondazione Lucerna, avendo la possibilità di sviluppare ulteriormente il suo modello antropologico. Nel 1954, appena 5 anni dopo il dottorato, presenta il suo modello antropologico nell'ambito dell'esame di abilitazione alla libera docenza in «Philosophische Anthropologie, Psychologie und Kultur» (Antropologia, psicologia e cultura filosofica) sotto Karl Jaspers, il successore di Paul Häberlin all'Università di Basilea. Questo ha fatto sì che venisse subito dopo chiamato ad Amsterdam. Sono seguiti altri incarichi di insegnamento in diverse università (ad esempio Harvard, Yale, Melbourne, Roma, Graz e Santiago del Cile). Dal 1978 al 1990 insegna psicologia dei colori e delle forme alla Staatlichen Hochschule für Gestaltung di Linz. Conferma la tesi così lapidariamente formulata da Piguet verso la fine della sua fase produttiva con il «sistema periodico delle emozioni».

Max Lüscher ha sempre a cuore la comprensione e la diffusione del suo modello antropologico e l'utilizzo del colore come tramite psicologico delle emozioni delle persone. Per raggiungere questo obiettivo continua fino in età avanzata ad essere molto attivo nel campo delle pubblicazioni; oltre ai tanti articoli di psicologia, pubblica numerosi libri rimasti a lungo nelle classifiche dei best-seller. Oltre a «Der Lüscher-Farbtest» (Il test dei colori di Lüscher) e «Der Lüscher-Würfel» (Il cubo di Lüscher), tradotti in oltre 40 lingue, pubblica anche «Signale der Persönlichkeit» (Segnali della personalità), «Der 4-Farben-Mensch» (La persona a 4 colori), «Farben der Liebe» (Il test dell'amore con i colori di Lüscher) e la sua opera fondamentale «Das Harmoniegesetz in uns» (La legge dell'armonia in noi), che esamina il test dei colori da vari punti di vista, da quello prettamente teorico a quello delle sue numerose applicazioni pratiche. Un oratore dotato di carisma e autenticità. Viene invitato a conferenze, programmi televisivi, talk-show e interviste radiofoniche e, fino a poco prima della sua scomparsa, allo psicologo svizzero padre della «Teoria dei colori» vengono richiesti pareri su ciò che riguarda: colore, emozioni, stile di vita e autocontrollo consapevole. La sua instancabile opera di bibliofilo e l'ulteriore diffusione del suo metodo psico-diagnostico, tuttora attuale, vengono proseguiti dalla Fondazione Max Lüscher e dalla Lüscher-Color-Diagnostik SA.

Max Lüscher muore a Lucerna il 2 febbraio 2017 all’età di 93 anni. Fino all'ultimo la sua vita è stata dedicata alla ricerca. Con instancabile dedizione ha analizzato il nesso tra la vita interiore e il suo rapporto con la realtà oggettiva e con l'espressione soggettiva che da essa prende forma in tutti i settori della vita. Ha sviluppato un modello di pensiero che si articola in sei categorie (direttivo, ricettivo, costante, variabile, integrativo, separativo) con le quali possono essere descritte le emozioni e motivazioni e il comportamento da esse risultante. Occasionalmente il suo modo spiccio e diretto, ma sempre votato alla verità, poteva risultare spiazzante. Ma il suo senso dell'umorismo e la sua lotta per un'umanità autentica costituivano al tempo stesso un'occasione di crescita interiore. Una vita votata alla ricerca, gli aveva dato una profonda conoscenza del sistema di regolazione psichica; la sua morte lascia un grande vuoto personale, ma il suo modello di pensiero categoriale fornisce a tutti coloro che vogliono seguirlo un metodo per colmare questo vuoto.

Ecco alcuni tra i suoi libri più famosi, di cui puoi sfogliare l'anteprima online:
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